dalla Gazzetta di Parma del 21/04/1987

Il parere del medico
Le indagini mediche svolte dal professor Vittorio Wyss presso il Centro di medicina sportiva di Torino hanno messo in evidenza i benefici dell'attività boccistica.
Il giocare a bocce è una vera e propria ginnastica a
corpo libero, che mette in azione armonicamente tutti i muscoli del corpo, pur senza affaticarli eccessivamente perché, a differenza di altri sport, come il tennis, in questo caso ognuno può scegliere il proprio ritmo di gioco. Ma oltre all'attività muscolare - fatta di continui piegamenti, passi avanti e indietro, contorsioni di tutto il corpo, movimenti misurati delle braccia - il pregio maggiore sta nel fatto che questo sport sviluppa la coordinazione tra gli organi di senso, il sistema nervoso e l'apparato muscolare.
Per eseguire un tiro, e colpire per esempio un pallino di 3 centimetri di diametro a 20-25 metri di distanza, occorre una certa acutezza visiva, ma soprattutto una buona capacità «stereoscopica», cioè la capacità di percepire il reale volume degli oggetti e le relazioni che questi volumi hanno tra di loro nello spazio. Abitualmente è più facile capire se un oggetto si trova davanti o dietro a un altro perché intervengono a soccorso della vista le immaginí degli altri oggetti già noti dell'ambiente. Nel campo di bocce, invece, ci sono scarsi riferimenti agli oggetti circostanti, per cui non sempre è possibile un giudizio sicuro, tanto che occorre andare sul posto a vedere e poi integrare con un processo mentale superiore le informazioni ricevute.
Una volta collocate visivamente le singole bocce, nei diversi piani, occorre poi inviarvi la propria, con una forza proporzionata al peso della boccia, alla distanza del punto di arrivo e all'urto che si vuole inferire alla boccia avversaria o al pallino. Sulla base quindi delle sensazioni di sforzo che il peso della boccia comunica al cervello attraverso il braccio, e della valutazione della distanza dell'obiettivo, vengono inviati gli opportuni Impulsi motori ai muscoli del dorso, della spalla del braccio, dell'avanbraccio e della mano. Bocciare a 25 metri significa che non è tollerato neppure un errore di una frazione di grado negli angoli formati dalle diverse articolazioni. Inoltre durante il lancio questi angoli variano continuamente, mentre i muscoli e i tendini si contraggono e si rilasciano e un controllo degli stimoli nervosi deve avvertire anche il minimo scarto e correggerlo prima che la boccia abbia abbandonato la mano.
«Forse», conclude il professor Wyss, «è più complesso il meccanismo neuromuscolare di una bocciata di quello necessario a far scendere all'ora esatta e nel punto esatto, una navicella spaziale».

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